25 aprile 2012
OSLO\ aise\ martedì 24 aprile 2012 - A poco meno di quattro anni dalla sua tragica scomparsa, l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo ed Ultima – fondazione che organizza il principale festival di musica contemporanea dei Paesi scandinavi -, in collaborazione con Norsk Komponistforening, l'Associazione Norvegese dei Compositori, rendono omaggio al famoso pianista e compositore italo-norvegese Antonio Bibalo con un concerto del pianista triestino Rinaldo Zhok, il quale interpreterà alcune delle più celebri composizioni pianistiche del Maestro.
Pianista e compositore italo-norvegese, Antonio Bibalo nasce a Trieste nel 1922 e si diploma al conservatorio "G. Tartini" della città giuliana nel 1946 dopo le travagliate esperienze vissute durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo una parentesi nella Legione Straniera che lo porta nelle esotiche terre d’Oman, nel 1953 Antonio Bibalo sbarca a Londra, dove avrà l’occasione di studiare musica sotto la guida di Elizabeth Lutyens, pioniera della musica dodecafonica. Nel 1956 giunge finalmente in Norvegia, che diventerà il suo paese elettivo e nel quale trascorrerà il resto della sua vita dedicandosi alla composizione musicale.
Mercoledì 2 maggio, dunque, alle ore 18.30, presso i prestigiosi locali della fondazione Ultima, il giovane pianista Rinaldo Zhok eseguirà alcune delle più apprezzate composizioni per pianoforte del maestro Antonio Bibalo, anch’egli triestino di nascita ma norvegese d’adozione.
Nel mezzo secolo trascorso in Norvegia, Antonio Bibalo si è inizialmente dedicato al piano bar del Gran Cafè di Oslo, per poi riuscire a far emergere il proprio talento come compositore con opere quali "The Smile at the Foot of the Ladder", basata su una storia di Henry Miller e composta tra il 1958 ed il 1962; "Miss Julie" del 1973, basata sull’omonimo capolavoro di Strindberg "La signorina Giulia"; "I Fantasmi", basata sull’omonimo dramma di Ibsen e composta nel 1981; oltre che una serie di brani per solo pianoforte e di composizioni cameristiche, tra le quali spiccano "Autunnale" del 1968 e "The Savage" del 1983.
Anche grazie al suo grande contributo alla scena musicale norvegese, Bibalo fu insignito della prestigiosa onorificenza dell’Ordine di St. Olav e del Premio Lindeman nel 1992.
Nel febbraio 2004, gli è stata conferita l’onorificenza di Commendatore della Repubblica Italiana per i suoi "eccezionali meriti nel campo della musica contemporanea e per aver contribuito a mantenere vivo l’interesse per la musica e la cultura italiana" ed ha altresì ottenuto la cittadinanza onoraria della cittadina di Larvik, nella quale ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.
Coerentemente con una vita dedicata interamente alla musica, il Maestro Bibalo, qualche mese prima della sua scomparsa nel 2008, scrisse un’accorata lettera all’Istituto Italiano di Cultura di Oslo nella quale auspicava che si potesse organizzare un concerto con le sue composizioni per pianoforte interpretate dal promettente pianista triestino Rinaldo Zhok, da lui definito una "vera meraviglia di arte pianistica".
Attratto dalle sue composizioni, Rinaldo Zhok aveva infatti preso contatto con Bibalo, con il quale nacque presto un’amicizia che segnò il punto d’incontro tra le vecchia e la nuova generazione di musicisti triestini. (aise)
05 aprile 2012
"IL REALISMO INTIMO DI ANTONIONI" ALLA CINEMATEKET DI OSLO
OSLO\ aise\ 4 aprile 2012 - "Il realismo intimo di Antonioni. Michelangelo Antonioni 100 anni" è il titolo della rassegna e del ciclo di conferenze che l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo ha organizzato in occasione del centenario dalla nascita di uno dei più apprezzati registi della cinematografia mondiale, in collaborazione con Cinemateket, Università di Oslo, Norwegian Film Institute, Cinecittà Luce ed il Ministero degli Affari Esteri.
Ferrarese doc, Michelangelo Antonioni è indubbiamente uno dei registi italiani più stimati a livello nazionale ed internazionale. In occasione del centenario della sua nascita, nei prestigiosi locali della Cinemateket di Oslo, verrà proiettata una rassegna delle sue pellicole più note ed apprezzate e verrà organizzato un ciclo di seminari tenuti da eminenti professori di storia del cinema che accompagneranno il pubblico alla scoperta del significato profondo di alcuni dei capolavori di uno dei maestri incontrastati del cinema italiano.
La rassegna presenderà il via domenica 8 aprile e si concluderà il 26 di aprile. Durante il periodo della rassegna, il pubblico di Oslo avrà l’occasione di assistere ad una fitta programmazione di alcune delle pellicole più celebrate del regista. Da "Cronaca di un amore", passando per la trilogia "L’avventura", "La notte" e "L’eclisse" fino al "Deserto Rosso" e molti altri, la rassegna si propone di rendere un omaggio al grande regista, presentando al pubblico i suoi lavori più importanti.
Parallelamente, nelle giornate di venerdì 13 e di sabato 14 aprile, sempre presso i locali della Cinemateket, alcuni professori ed esperti di storia del cinema italiano terranno un ciclo di conferenze per presentare al pubblico alcuni dei più noti film del cineasta emiliano.
La due giorni di conferenze inizierà con l’intervento del professor Gavriel Moses dell’UC Berkeley dal titolo "Antonioni, or the objects of the world", al quale farà seguito la proiezione del film "L’avventura". Il giorno successivo invece si terranno gli interventi del giornalista Jon Rognlien su "L’architettura della notte", di Helge Rønning dell'Università di Oslo su "Il realismo intimo di Antonioni: su Antonioni e la cultura italiana tra realismo e modernismo" e della scrittrice Hanne Ørstavik su "Il deserto rosso. Sulla forma, il frutto e la passione". Le relazioni saranno intervallate dalle proiezioni dei film "La notte", "L’eclisse" e "Il deserto rosso". La presenza di relatori di tale levatura permetterà al pubblico di comprendere appieno i valori che hanno ispirato l’arte di uno dei maggiori esponenti del cinema italiano nel mondo e di cogliere il senso profondo di alcune delle sue opere migliori.
Un’occasione unica, nell’anno del centenario della sua nascita, il 2012, segnato anche dalla recentissima scomparsa di uno dei suoi migliori sceneggiatori: il poeta conterraneo Tonino Guerra. (aise)
Ferrarese doc, Michelangelo Antonioni è indubbiamente uno dei registi italiani più stimati a livello nazionale ed internazionale. In occasione del centenario della sua nascita, nei prestigiosi locali della Cinemateket di Oslo, verrà proiettata una rassegna delle sue pellicole più note ed apprezzate e verrà organizzato un ciclo di seminari tenuti da eminenti professori di storia del cinema che accompagneranno il pubblico alla scoperta del significato profondo di alcuni dei capolavori di uno dei maestri incontrastati del cinema italiano.
La rassegna presenderà il via domenica 8 aprile e si concluderà il 26 di aprile. Durante il periodo della rassegna, il pubblico di Oslo avrà l’occasione di assistere ad una fitta programmazione di alcune delle pellicole più celebrate del regista. Da "Cronaca di un amore", passando per la trilogia "L’avventura", "La notte" e "L’eclisse" fino al "Deserto Rosso" e molti altri, la rassegna si propone di rendere un omaggio al grande regista, presentando al pubblico i suoi lavori più importanti.
Parallelamente, nelle giornate di venerdì 13 e di sabato 14 aprile, sempre presso i locali della Cinemateket, alcuni professori ed esperti di storia del cinema italiano terranno un ciclo di conferenze per presentare al pubblico alcuni dei più noti film del cineasta emiliano.
La due giorni di conferenze inizierà con l’intervento del professor Gavriel Moses dell’UC Berkeley dal titolo "Antonioni, or the objects of the world", al quale farà seguito la proiezione del film "L’avventura". Il giorno successivo invece si terranno gli interventi del giornalista Jon Rognlien su "L’architettura della notte", di Helge Rønning dell'Università di Oslo su "Il realismo intimo di Antonioni: su Antonioni e la cultura italiana tra realismo e modernismo" e della scrittrice Hanne Ørstavik su "Il deserto rosso. Sulla forma, il frutto e la passione". Le relazioni saranno intervallate dalle proiezioni dei film "La notte", "L’eclisse" e "Il deserto rosso". La presenza di relatori di tale levatura permetterà al pubblico di comprendere appieno i valori che hanno ispirato l’arte di uno dei maggiori esponenti del cinema italiano nel mondo e di cogliere il senso profondo di alcune delle sue opere migliori.
Un’occasione unica, nell’anno del centenario della sua nascita, il 2012, segnato anche dalla recentissima scomparsa di uno dei suoi migliori sceneggiatori: il poeta conterraneo Tonino Guerra. (aise)
29 marzo 2012
L’IIC DI OSLO SBARCA SU FACEBOOK E TWITTER

La presenza sui social networks permetterà all’Istituto di promuovere in tempo reale i propri eventi e le proprie iniziative, raggiungendo un pubblico sempre più vasto e variegato
ItalPlanet News, 29 marzo 2012
Mettendosi al passo con la quasi totalità delle istituzioni culturali e museali norvegesi, anche l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo ha adottato una politica di comunicazione integrata con le nuove frontiere messe a disposizione dai social networks. Risale infatti a qualche giorno fa la creazione di un profilo Facebook e di un account Twitter dell’Istituto, entrambi già rivelatisi una scommessa vincente.
Con i suoi oltre 700 milioni di utenti, Facebook si può ormai ragionevolmente considerare uno dei mezzi di comunicazione più utilizzati al mondo, ed analogo discorso vale anche per Twitter, il servizio di microblogging utilizzato da quasi mezzo miliardo di users in tutto il mondo. È quindi in considerazione della straordinaria diffusione di questi muovi mezzi di comunicazione, che l’IIC di Oslo ha deciso di entrare a far parte del mondo dei social networks: la presenza sui social media, infatti, permetterà all’Istituto di promuovere in tempo reale i propri eventi e le proprie iniziative, raggiungendo un pubblico sempre più vasto e variegato, cercando di tenere sempre alto il livello di curiosità nei confronti della cultura del Bel Paese.
La rivoluzione rappresentata da Facebook e Twitter nel modo di comunicare, consentendo un’interazione costante tra i diffusori ed i fruitori delle notizie costituisce un ulteriore vantaggio derivante dall’utilizzo dei social media: conoscere le opinioni del pubblico sulle iniziative organizzate dall’IIC rappresenta infatti uno stimolo costante per cercare di promuovere eventi capaci di catturare l’attenzione dei norvegesi e non solo.
Per essere sempre aggiornati sulle iniziative dell’IIC Oslo, l’appuntamento è dunque su Facebook - http://www.facebook.com/DetItalienskeKulturinstituttIOslo - e su Twitter -
https://twitter.com/#!/iicoslo ! (ItalPlanet News)
13 marzo 2012
‘L’UOMO CHE VERRÀ’: IL FILM DI GIORGIO DIRITTI ALL’IIC DI OSLO
OSLO\ aise\13 marzo 2012 - Nell’ambito della rassegna "Cinema Italiano 2012", l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo, presenterà, il 15 marzo prossimo, il film "L’uomo che verrà" (2009), di Giorgio Diritti.
Nell’inverno del 1943 Martina ha 8 anni, non parla, e vive con la sua famiglia alle pendici del Monte Sole, nei pressi di Bologna. Il suo è un villaggio contadino, quasi allo stremo delle forze a causa di una guerra ai suoi occhi priva di senso. Aspetta, Martina, aspetta la nascita del nuovo fratellino e nel frattempo assiste alle sempre maggiori privazioni cui è sottoposta la sua gente. Finalmente, alla fine di settembre, arriva il giorno tanto atteso: il fratellino così desiderato viene alla luce. Una speranza, in una realtà cupa come la povertà e la paura in cui vive, alla quale si attaccherà con tutta la tenacia che può avere una bambina di otto anni quando suo malgrado si troverà nel bel mezzo di quello che passerà alla storia come uno dei momenti più tragici della Seconda Guerra Mondiale: l’eccidio di Marzabotto.
La strage di Marzabotto vista attraverso gli occhi di una bambina: è questa la coraggiosa scelta fatta da Giorgio Diritti per raccontare uno degli episodi più bui della nostra storia recente. Ed è proprio nei luoghi della strage che ha scelto di recarsi qualche giorno fa anche il neo Presidente tedesco del Parlamento Europeo, Martin Schulz, durante la sua prima visita istituzionale in Italia.
Come riportato da un articolo pubblicato il 25 febbraio sul quotidiano "La Repubblica", un commosso Martin Schulz ha tenuto un toccante discorso dinanzi alle autorità del Comune di Marzabotto e a due dei superstiti della strage, sottolineando l’importanza di tenere viva la memoria di quell’evento di "crudeltà inimmaginabile", oltre che lo straordinario percorso di crescita dei popoli d’Europa, che uniti dalla forza dell’Unione Europea hanno permesso anche ad un figlio di un ex soldato della Wehrmacht come lui, di poter essere accolto come un amico in un luogo così denso di ricordi terribili.
"Dopo tutto ciò che è successo, è un miracolo essere accolto come un amico. Per questo regalo, perché lo considero un regalo, vi sarò grato per tutta la vita". Queste parole sincere, ma anche orgogliose di ciò che negli anni l’Europa è diventata, sono il segnale come la speranza rappresentata dalla storia di Martina, in fondo, non fosse soltanto finzione cinematografica. (aise)
Nell’inverno del 1943 Martina ha 8 anni, non parla, e vive con la sua famiglia alle pendici del Monte Sole, nei pressi di Bologna. Il suo è un villaggio contadino, quasi allo stremo delle forze a causa di una guerra ai suoi occhi priva di senso. Aspetta, Martina, aspetta la nascita del nuovo fratellino e nel frattempo assiste alle sempre maggiori privazioni cui è sottoposta la sua gente. Finalmente, alla fine di settembre, arriva il giorno tanto atteso: il fratellino così desiderato viene alla luce. Una speranza, in una realtà cupa come la povertà e la paura in cui vive, alla quale si attaccherà con tutta la tenacia che può avere una bambina di otto anni quando suo malgrado si troverà nel bel mezzo di quello che passerà alla storia come uno dei momenti più tragici della Seconda Guerra Mondiale: l’eccidio di Marzabotto.
La strage di Marzabotto vista attraverso gli occhi di una bambina: è questa la coraggiosa scelta fatta da Giorgio Diritti per raccontare uno degli episodi più bui della nostra storia recente. Ed è proprio nei luoghi della strage che ha scelto di recarsi qualche giorno fa anche il neo Presidente tedesco del Parlamento Europeo, Martin Schulz, durante la sua prima visita istituzionale in Italia.
Come riportato da un articolo pubblicato il 25 febbraio sul quotidiano "La Repubblica", un commosso Martin Schulz ha tenuto un toccante discorso dinanzi alle autorità del Comune di Marzabotto e a due dei superstiti della strage, sottolineando l’importanza di tenere viva la memoria di quell’evento di "crudeltà inimmaginabile", oltre che lo straordinario percorso di crescita dei popoli d’Europa, che uniti dalla forza dell’Unione Europea hanno permesso anche ad un figlio di un ex soldato della Wehrmacht come lui, di poter essere accolto come un amico in un luogo così denso di ricordi terribili.
"Dopo tutto ciò che è successo, è un miracolo essere accolto come un amico. Per questo regalo, perché lo considero un regalo, vi sarò grato per tutta la vita". Queste parole sincere, ma anche orgogliose di ciò che negli anni l’Europa è diventata, sono il segnale come la speranza rappresentata dalla storia di Martina, in fondo, non fosse soltanto finzione cinematografica. (aise)
29 febbraio 2012
Franco La Cecla incontra Oslo

Il famoso architetto ed antropologo italiano interverrà presso il DogA (The Norwegian Centre for Design and Architecture) e sarà ospite del locale IIC
Italplanet.it, 29 febbraio 2012
n una città nella quale è in corso una continua riqualificazione della zona del waterfront, destinato a diventare la sede dei principali edifici culturali della capitale norvegese - a partire dall’avveniristica struttura dell’Opera House - il famoso architetto ed antropologo italiano Franco La Cecla incontrerà il pubblico di Oslo per interrogarsi sul ruolo delle creazioni delle nuove “archistars” e del loro impatto su tessuti urbani che rischiano di perdere la loro vera identità.
Autore del discusso saggio “Contro l’Architettura”, tradotto in una decina di lingue, nel corso di un incontro-dibattito che si terrà prossimamente ad Oslo, La Cecla porrà al centro dell’attenzione di architetti, urbanisti e studenti della capitale norvegese il ruolo dell’architettura e degli architetti contemporanei. Fermo oppositore di quell’architettura contemporanea vicina a connotarsi come mero monumentalismo senza concetto, critico nei confronti di architetti acclamati come star del cinema, Franco La Cecla è invece sostenitore di un’architettura diversa, che vuole l’edificio non già svincolato dalla realtà urbana in nome del mero profitto, ma parte integrante di essa. Compito degli architetti non dovrebbe essere quello di piegarsi alle esigenze di marketing, ma piuttosto quello di produrre creazioni capaci di inserirsi nell’equilibrio che si è creato tra comunità, risorse e paesaggio. Fondamentale per la progettazione diventa quindi l’osservazione partecipata: il saper vedere, sentire ed ascoltare le città, i quartieri ed i loro abitanti. Soltanto in questo modo è possibile abbattere quel muro di artisticità dietro il quale si nascondono le “archistars” di oggi e riuscire a costruire qualcosa di realmente armonico e necessario per l’intera città e la sua collettività.
L’iniziativa è organizzata da Norsk Form in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo e si terrà mercoledì 7 marzo (ore 19) presso i prestigiosi locali del DogA (The Norwegian Centre for Design and Architecture) di Oslo.
A margine dell’incontro, giovedì 8 marzo (ore 18.30), presso la sala multimediale dell’Istituto Italiano di Cultura di Oslo, Franco La Cecla sarà presente per introdurre la proiezione del suo documentario “In altro mare”, trionfatore al San Francisco Ocean Film Festival 2010. L’opera racconta la vita di una comunità di pescatori d’altura siciliani che da cinque generazioni vivono sulla costa orientale degli Stati Uniti, mantenendo intatte le proprie tradizioni nonostante il passare del tempo e l’avanzata delle industrie multinazionali. (ItalPlanet News)
15 febbraio 2012
"VALLANZASCA. GLI ANGELI DEL MALE": IL FILM DI MICHELE PLACIDO ALL'IIC DI OSLO
OSLO\ aise\ 15 febbraio 2012 - Nell’ambito della rassegna "Cinema Italiano 2012", l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo ospiterà domani, giovedì 16 febbraio, la proiezione del film "Vallanzasca. Gli angeli del male" (2011) di Michele Placido.
Ricercato per gran parte degli anni Sessanta dalle forze dell’ordine di tutta Italia, sogno proibito delle casalinghe italiane dell’epoca, personaggio di culto per la stampa nazionale del periodo: ecco chi era Renato Vallanzasca, meglio noto alle cronache come il Bel Renè. Dalle marachelle di bambino alle efferate rapine commesse alla guida della banda della Comasina, Michele Placido in questo film ripercorre le vicende di uno dei più noti banditi della storia criminale italiana. Un film cupo, violento, che tenta di dare conto della vita al limite vissuta da colui che ha dichiarato di essere "nato per fare il ladro" e che viene interpretato da un magistrale Kim Rossi Stuart.
Condannato a scontare una pena di quattro ergastoli, Vallanzasca, nonostante siano passati più di trent’anni dalla sua ultima spettacolare evasione dal traghetto che avrebbe dovuto trasferirlo nel carcere dell’Asinara, fa ancora notizia nelle cronache nazionali. "Renato Vallanzasca lascia il carcere. Lavorerà in un’azienda di computer": così titolava un articolo de "Il Corriere della Sera" del 5 febbraio scorso. Una possibilità, quella di usufruire di un permesso di lavoro esterno, che per il soprintendente regionale delle carceri lombarde costituisce la ricompensa per il percorso di crescita intrapreso da Vallanzasca nei quasi quarant’anni di carcere sinora scontati, ma che non ha evitato di suscitare aspre polemiche e di riaprire, nei parenti delle vittime, una ferita che forse non si è mai del tutto rimarginata. (aise)
Ricercato per gran parte degli anni Sessanta dalle forze dell’ordine di tutta Italia, sogno proibito delle casalinghe italiane dell’epoca, personaggio di culto per la stampa nazionale del periodo: ecco chi era Renato Vallanzasca, meglio noto alle cronache come il Bel Renè. Dalle marachelle di bambino alle efferate rapine commesse alla guida della banda della Comasina, Michele Placido in questo film ripercorre le vicende di uno dei più noti banditi della storia criminale italiana. Un film cupo, violento, che tenta di dare conto della vita al limite vissuta da colui che ha dichiarato di essere "nato per fare il ladro" e che viene interpretato da un magistrale Kim Rossi Stuart.
Condannato a scontare una pena di quattro ergastoli, Vallanzasca, nonostante siano passati più di trent’anni dalla sua ultima spettacolare evasione dal traghetto che avrebbe dovuto trasferirlo nel carcere dell’Asinara, fa ancora notizia nelle cronache nazionali. "Renato Vallanzasca lascia il carcere. Lavorerà in un’azienda di computer": così titolava un articolo de "Il Corriere della Sera" del 5 febbraio scorso. Una possibilità, quella di usufruire di un permesso di lavoro esterno, che per il soprintendente regionale delle carceri lombarde costituisce la ricompensa per il percorso di crescita intrapreso da Vallanzasca nei quasi quarant’anni di carcere sinora scontati, ma che non ha evitato di suscitare aspre polemiche e di riaprire, nei parenti delle vittime, una ferita che forse non si è mai del tutto rimarginata. (aise)
SUCCESSO DELL'ABRUZZO ALLA FIERA DI OSLO
L'AQUILA\ aise\ 14 febbraio 2012 - Dall'enogastronomia alla montagna invernale, dal mare alla natura passando per i borghi: la Norvegia sembra essere particolarmente interessata all'offerta turistica dell'Abruzzo. È quanto emerge dalla Fiera di Oslo dove l'Abruzzo, unica regione italiana insieme con la Sardegna, era presente con un proprio stand, che ha ottenuto un grande successo di e fra gli addetti ai lavori, all'interno dello spazio espositivo messo a disposizione dall'Enit.
"Nella tre giorni di Oslo - spiega l'assessore al Turismo, Mauro Di Dalmazio - abbiamo potuto constatare, dai contatti realizzati, che il mercato norvegese è molto interessato all'Italia come destinazione soprattutto per lo stile di vita e il benessere inteso come qualità di vacanza. Questo permette all'Abruzzo di essere competitivo su uno standard di mercato elevato".
Quest'anno la fiera di Oslo ha contato 42 mila presenze in tre giorni e l'Abruzzo era presente con 4 operatori: Consorzio Abruzzotravelling, Gruppo Hotel Santacroce, Consorzio Abruzzo promotion e Comune di Montesilvano.
"Il successo della partecipazione dell'Abruzzo - sottolinea l'assessore - testimonia la validità della scelta, fatta un anno fa, di puntare fortemente anche sul mercato norvegese e scandinavo in generale. In questo senso, i dati 2011 sulle presenze norvegesi in Abruzzo ci danno ragione, ma la copiosa ed entusiasta partecipazione di operatori e giornalisti norvegesi alla fiera di quest'anno ha confermato la grande attenzione di quel mercato nei confronti della nostra regione e la validità dell'offerta turistica abruzzese. Quello norvegese e scandinavo è, per capacità di spesa e propensione al viaggio, un mercato particolarmente appetibile e pertanto continueremo ad investire sia in modo diretto, sia in termini di supporto agli operatori impegnati su quel mercato".
Ma, il successo della Fiera di Oslo suggella anche la validità di una strategia e di un metodo. "Non ci limitiamo - spiega Mauro Di Dalmazio - a seguire semplicemente le consuetudinarie partecipazioni fieristiche bensì procediamo a selezioni ed analisi attente, ad una programmazione integrata per aggredire i mercati ed al monitoraggio dei ritorni per valutare l'efficacia dell'investimento. E questo significa - conclude l'assessore - un più razionale e produttivo utilizzo delle poche risorse disponibili". (aise)
"Nella tre giorni di Oslo - spiega l'assessore al Turismo, Mauro Di Dalmazio - abbiamo potuto constatare, dai contatti realizzati, che il mercato norvegese è molto interessato all'Italia come destinazione soprattutto per lo stile di vita e il benessere inteso come qualità di vacanza. Questo permette all'Abruzzo di essere competitivo su uno standard di mercato elevato".
Quest'anno la fiera di Oslo ha contato 42 mila presenze in tre giorni e l'Abruzzo era presente con 4 operatori: Consorzio Abruzzotravelling, Gruppo Hotel Santacroce, Consorzio Abruzzo promotion e Comune di Montesilvano.
"Il successo della partecipazione dell'Abruzzo - sottolinea l'assessore - testimonia la validità della scelta, fatta un anno fa, di puntare fortemente anche sul mercato norvegese e scandinavo in generale. In questo senso, i dati 2011 sulle presenze norvegesi in Abruzzo ci danno ragione, ma la copiosa ed entusiasta partecipazione di operatori e giornalisti norvegesi alla fiera di quest'anno ha confermato la grande attenzione di quel mercato nei confronti della nostra regione e la validità dell'offerta turistica abruzzese. Quello norvegese e scandinavo è, per capacità di spesa e propensione al viaggio, un mercato particolarmente appetibile e pertanto continueremo ad investire sia in modo diretto, sia in termini di supporto agli operatori impegnati su quel mercato".
Ma, il successo della Fiera di Oslo suggella anche la validità di una strategia e di un metodo. "Non ci limitiamo - spiega Mauro Di Dalmazio - a seguire semplicemente le consuetudinarie partecipazioni fieristiche bensì procediamo a selezioni ed analisi attente, ad una programmazione integrata per aggredire i mercati ed al monitoraggio dei ritorni per valutare l'efficacia dell'investimento. E questo significa - conclude l'assessore - un più razionale e produttivo utilizzo delle poche risorse disponibili". (aise)
04 ottobre 2011
LA "VERGINE MADRE" A OSLO: PALCO NORVEGESE PER IL DANTE DI LUCILLA GIAGNONI
OSLO\ aise\ 3 ottobre 2011 - La Divina Commedia riscalda l'autunno norvegese: in questo mese di ottobre, l'Istituto Italiano di Cultura ad Oslo porta al Nordic Black Theatre della città lo spettacolo "Vergine Madre", piece teatrale ispirata al capolavoro dantesco, scritta e interpretata dall'attrice toscana Lucilla Giagnoni.
L'opera, un intenso monologo femminile, indaga su alcuni aspetti dell'esistenza umana ispirandosi ai più celebri canti della Commedia di Dante: dal viaggio, raccontato con i versi del primo canto dell'Inferno, alla condizione della donna e dell'uomo (Francesca da Rimini e Ulisse, rispettivamente V e XXVI canto dell'Inferno), per arrivare alla madre, la "Vergine Madre" dell'ultimo canto del Paradiso, che dà il titolo all'opera.
Il monologo alterna i versi del poeta a racconti, spiegazioni e osservazioni ironiche dell'attrice, conducendo lo spettatore in un immaginario percorso taumaturgico.
L'opera, che andrà in scena il 12 ottobre, è stata trasmessa nel 2007 su Rai Due Palcoscenico, vincendo nello stesso anno il Premio Persefone alla drammaturgia. (aise)
L'opera, un intenso monologo femminile, indaga su alcuni aspetti dell'esistenza umana ispirandosi ai più celebri canti della Commedia di Dante: dal viaggio, raccontato con i versi del primo canto dell'Inferno, alla condizione della donna e dell'uomo (Francesca da Rimini e Ulisse, rispettivamente V e XXVI canto dell'Inferno), per arrivare alla madre, la "Vergine Madre" dell'ultimo canto del Paradiso, che dà il titolo all'opera.
Il monologo alterna i versi del poeta a racconti, spiegazioni e osservazioni ironiche dell'attrice, conducendo lo spettatore in un immaginario percorso taumaturgico.
L'opera, che andrà in scena il 12 ottobre, è stata trasmessa nel 2007 su Rai Due Palcoscenico, vincendo nello stesso anno il Premio Persefone alla drammaturgia. (aise)
25 luglio 2011
Norvegia sotto shock
Tutto il Paese si è fermato oggi per un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Udienza a porte chiuse; l'ira della folla contro il presunto mostro che rivela: "Con me ad Oslo altre due cellule".
Radio Colonia, 25 luglio 2011
Si è tenuta a porte chiuse l'udienza preliminare per la carcerazione preventiva di Anders Behring Breivik, il presunto autore delle stragi di Oslo ed Utoya. Il tribunale della capitale norvegese ha preso la sua decisione per motivi di sicurezza. Ad accogliere Breivik c'era una folla inferocita che ha cercato di bloccare l'automobile che lo trasportava. Nel corso dell'udienza, durata meno di un'ora, Breivik ha confermato davanti al giudice di aver commesso i due attentati ed ha anche rivelato che altre persone avrebbero agito con lui. La Norvegia intera si è fermata oggi per un minuto di silenzio a mezzogiorno in punto per onorare i morti della duplice strage di venerdì scorso. Abbiamo parlato della tragedia che ha sconvolto la Norvegia con Sergio Scapin, direttore dell'Istituto italiano di cultura di Oslo.
Ascolta l’intervista a Sergio Scapin
Radio Colonia, 25 luglio 2011
Si è tenuta a porte chiuse l'udienza preliminare per la carcerazione preventiva di Anders Behring Breivik, il presunto autore delle stragi di Oslo ed Utoya. Il tribunale della capitale norvegese ha preso la sua decisione per motivi di sicurezza. Ad accogliere Breivik c'era una folla inferocita che ha cercato di bloccare l'automobile che lo trasportava. Nel corso dell'udienza, durata meno di un'ora, Breivik ha confermato davanti al giudice di aver commesso i due attentati ed ha anche rivelato che altre persone avrebbero agito con lui. La Norvegia intera si è fermata oggi per un minuto di silenzio a mezzogiorno in punto per onorare i morti della duplice strage di venerdì scorso. Abbiamo parlato della tragedia che ha sconvolto la Norvegia con Sergio Scapin, direttore dell'Istituto italiano di cultura di Oslo.
Ascolta l’intervista a Sergio Scapin
Lutto in Norvegia, tutta l'Europa s'interroga
Qui di seguito il link al programma "Tutta la città ne parla" andato in onda su RaiRadio3, alle ore 10.00 di lunedì 25 luglio 2011:
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-9d90efd7-7cbd-4ee7-b6e9-c99232078364.html?refresh_ce
Gli ospiti di oggi:
Sergio Scapin, direttore dell’Istituto di cultura italiano di Oslo
Piero Amerio, insegna Psicologia sociale e Psicologia di comunita’ all’ Universita’ di Torino, e’ autore di Problemi umani in comunita’ di massa. Una psicologia tra clinica e politica (Einaudi)
Giuseppe Scaliati politologo, ha scritto La destra eversiva in Europa (Bonanno, 2008)
Thomas Enger, scrittore norvegese, autore di Morte apparente (Iperborea, 2011)
Ascolta l'intervista agli ospiti della trasmissione
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-9d90efd7-7cbd-4ee7-b6e9-c99232078364.html?refresh_ce
Gli ospiti di oggi:
Sergio Scapin, direttore dell’Istituto di cultura italiano di Oslo
Piero Amerio, insegna Psicologia sociale e Psicologia di comunita’ all’ Universita’ di Torino, e’ autore di Problemi umani in comunita’ di massa. Una psicologia tra clinica e politica (Einaudi)
Giuseppe Scaliati politologo, ha scritto La destra eversiva in Europa (Bonanno, 2008)
Thomas Enger, scrittore norvegese, autore di Morte apparente (Iperborea, 2011)
Ascolta l'intervista agli ospiti della trasmissione
Alla cortese attenzione dell'Istituto Italiano di Cultura
Alessio Maria Camarda [alessiomaria@hotmail.it]
Inviato: sabato 23 luglio 2011 15.31
A: Istituto Italiano di Cultura in Norvegia Oslo
Con viva preghiera di diffusione
Salve,
vi scrivo accoratamente, senza quasi riflettere sulla tempesta di sentimenti, pensieri e paure che affollano la mia mente.
Sono stato a Oslo circa tre settimane fa, innamorandomi del vostro paese, della vostra cultura, della vostra gente. Ho salutato la Norvegia con profonda tristezza e con il desiderio e la ferma volontà di tornare presto nel paese che il mio animo aveva eletto. Sono italiano e vivo a Palermo, in Sicilia, ma anche se con enormi differenze e distanze geografiche io sento la Norvegia come casa mia, quella casa che si sceglie senza badare a blande o vili questioni mentali, ma quella che, travalicando i confini della nostra umana comprensione è essa stessa a sceglierci, a stringerci in un abbraccio di colori, parole, sguardi o semplicemente di quella poesia che sgorga, appena accennata, dalle piccole cose.
Non riesco a trattenere le lacrime, scrivendovi con la libertà che mi da la mia lingua madre, dopo aver arrancato goffamente in una scarna ma sentita e-mail in inglese inviata a musei e ristoranti di Oslo. Tutto con il desiderio di farvi sapere quanto io vi possa essere vicino e possa soffrire per la tragedia che nelle ultime ore si è abbattuta come un lupo famelico si abbatte nell’incanto di una fiaba. Posso ancora sentire sotto i miei piedi l’asfalto delle strade e credere, pensare di poter essere stato anche io li, in quei terribili momenti.
So che questa mia lettera non riporterà in vita i morti, che non restituirà mai i figli alle loro madri, che non riunirà famiglie sfregiate dall’arroganza di un piccolo, misero, folle essere umano, ma spero, desidero e credo che tutto l'amore, la riconoscenza, l'affetto e la vicinanza di un giovane ragazzo italiano possa farvi capire che non siete soli. Tanti prima di me hanno scritto che l’amore è un linguaggio universale che supera ogni ostacolo: ecco, io vi offro questo, con un malinconico sorriso, con la goffaggine di chi non riesce a riordinare i pensieri tanto è il trasporto.
Se io potessi verrei li, mi mischierei alle gente, offrirei le mie braccia, le mie lacrime, ogni istante del mio respiro…
Vi voglio bene, grande Norvegia, vi voglio bene con tutto il mio cuore. Rialzate la vostra testa, non chinate lo sguardo e guardate con l'orgoglio e la dignità del vostro popolo al futuro.
Con tutto l'affetto e l’amore che provo,
Alessio Maria Camarda
Inviato: sabato 23 luglio 2011 15.31
A: Istituto Italiano di Cultura in Norvegia Oslo
Con viva preghiera di diffusione
Salve,
vi scrivo accoratamente, senza quasi riflettere sulla tempesta di sentimenti, pensieri e paure che affollano la mia mente.
Sono stato a Oslo circa tre settimane fa, innamorandomi del vostro paese, della vostra cultura, della vostra gente. Ho salutato la Norvegia con profonda tristezza e con il desiderio e la ferma volontà di tornare presto nel paese che il mio animo aveva eletto. Sono italiano e vivo a Palermo, in Sicilia, ma anche se con enormi differenze e distanze geografiche io sento la Norvegia come casa mia, quella casa che si sceglie senza badare a blande o vili questioni mentali, ma quella che, travalicando i confini della nostra umana comprensione è essa stessa a sceglierci, a stringerci in un abbraccio di colori, parole, sguardi o semplicemente di quella poesia che sgorga, appena accennata, dalle piccole cose.
Non riesco a trattenere le lacrime, scrivendovi con la libertà che mi da la mia lingua madre, dopo aver arrancato goffamente in una scarna ma sentita e-mail in inglese inviata a musei e ristoranti di Oslo. Tutto con il desiderio di farvi sapere quanto io vi possa essere vicino e possa soffrire per la tragedia che nelle ultime ore si è abbattuta come un lupo famelico si abbatte nell’incanto di una fiaba. Posso ancora sentire sotto i miei piedi l’asfalto delle strade e credere, pensare di poter essere stato anche io li, in quei terribili momenti.
So che questa mia lettera non riporterà in vita i morti, che non restituirà mai i figli alle loro madri, che non riunirà famiglie sfregiate dall’arroganza di un piccolo, misero, folle essere umano, ma spero, desidero e credo che tutto l'amore, la riconoscenza, l'affetto e la vicinanza di un giovane ragazzo italiano possa farvi capire che non siete soli. Tanti prima di me hanno scritto che l’amore è un linguaggio universale che supera ogni ostacolo: ecco, io vi offro questo, con un malinconico sorriso, con la goffaggine di chi non riesce a riordinare i pensieri tanto è il trasporto.
Se io potessi verrei li, mi mischierei alle gente, offrirei le mie braccia, le mie lacrime, ogni istante del mio respiro…
Vi voglio bene, grande Norvegia, vi voglio bene con tutto il mio cuore. Rialzate la vostra testa, non chinate lo sguardo e guardate con l'orgoglio e la dignità del vostro popolo al futuro.
Con tutto l'affetto e l’amore che provo,
Alessio Maria Camarda
24 luglio 2011
L'apocalisse dell'odio
"Terrorismo da disperazione. La Norvegia non cambierà"
L'ambasciatore italiano Bandini: "Un Paese attonito"
Intervista all'Ambasciatore d'Italia in Norvegia, Antonio Bandini, sulla strage a Oslo, pubblicata da La Nazione, Resto del Carlino e Il Giorno in data 24 luglio 2011.
Per leggere l'articolo cliccare qui.
L'ambasciatore italiano Bandini: "Un Paese attonito"
Intervista all'Ambasciatore d'Italia in Norvegia, Antonio Bandini, sulla strage a Oslo, pubblicata da La Nazione, Resto del Carlino e Il Giorno in data 24 luglio 2011.
Per leggere l'articolo cliccare qui.
22 luglio 2011
LA 'VERGINE MADRE' A OSLO, PALCO NORVEGESE PER DANTE
AGI) - Oslo, 21 lug. - La Divina Commedia riscalda l'autunno norvegese: il prossimo ottobre, l'Istituto italiano di cultura a Oslo porta al Nordic Black Theatre della citta' lo spettacolo "Vergine Madre", piece teatrale ispirata al capolavoro dantesco, scritta e interpretata dall'attrice toscana Lucilla Giagnoni. L'opera, un intenso monologo femminile, indaga su alcuni aspetti dell'esistenza umana ispirandosi ai piu' celebri canti della Commedia di Dante: dal viaggio, raccontato con i versi del primo canto dell'Inferno, alla condizione della donna e dell'uomo (Francesca da Rimini e Ulisse, rispettivamente V e XXVI canto dell'Inferno), per arrivare alla madre, la "Vergine Madre" dell'ultimo canto del Paradiso, che da' il titolo all'opera. Il soliloquio alterna i versi del poeta a racconti, spiegazioni e osservazioni ironiche dell'attrice, conducendo lo spettatore in un immaginario percorso taumaturgico. L'opera, che andra' in scena il 12 ottobre, e' stata trasmessa nel 2007 su Rai Due Palcoscenico, vincendo nello stesso anno il Premio Persefone alla drammaturgia. (AGI) .
13 luglio 2011
GIOVANI SCULTORI ITALIANI PROTAGONISTI IN NORVEGIA

AGI, 13:15 12 LUG 2011
(VELINO) Roma, 12 lug. - Giovani scultori italiani protagonisti in Norvegia. Si e' appena conclusa la settima edizione del simposio internazionale di scultura nella Vognhalle di Os, a cui hanno partecipato cinque artisti italiani: Simona Bocchi, Fabio Rebora, Simonetta Baldini, Tony Casanelli e il siro-italiano Boutros Romhein. L'iniziativa, nata nel 1999, si tiene in estate con cadenza biennale. Fondatore e' lo scultore locale Arne Maeland, un'autorita' in Norvegia nell'ambito della lavorazione del bronzo. La peculiarita' del simposio e' che ha una vocazione popolare: il pubblico puo' osservare gli scultori all'opera sotto la tettoia della Vognhalle, collocata al centro della cittadina norvegese, e seguire direttamente in tutte le sue fasi la trasformazione dei blocchi di marmo in sculture.
Gli artisti, inoltre, durante la settimana della kermesse, alloggiano presso famiglie locali. Anche l'istituto italiano di cultura (Iic) e la nostra ambasciata a Oslo hanno sostenuto l'evento, organizzando la presenza dei cinque artisti italiani.
E in particolare di Simona Bocchi, testimonial dell'iniziativa, che ha prestato il volto per la copertina delle brochures. Ha partecipato al simposio per la terza volta e la sua scultura "We are one" (realizzata per la scorsa edizione) e' stata collocata permanentemente sul promontorio norvegese di Skjerjehamn (30 chilometri a nord di Bergen), accanto alla monumentale statua del monarca Olav V. Simona Bocchi da cinque anni vive ed opera in India. Recentemente e' uscito un catalogo a cura della casa editrice Archana, con una prefazione dell'ambasciatore d'Italia a New Delhi, Giacomo Sanfelice di Monteforte. vel .
01 luglio 2011
27 giugno 2011
Bedrageriets anatomi
Et overflødighetshorn fra Italias intellektuelle opplysningsvulkan
Anmeldelse av Umberto Ecos "Gravlunden i Praha"
ved Jon Rognlien
Dagbladet, 26.06.2011
http://www.dagbladet.no/2011/06/26/kultur/litteratur/anmeldelser/litteraturanmeldelser/bok/17045379/
Anmeldelse av Umberto Ecos "Gravlunden i Praha"
ved Jon Rognlien
Dagbladet, 26.06.2011
http://www.dagbladet.no/2011/06/26/kultur/litteratur/anmeldelser/litteraturanmeldelser/bok/17045379/
23 giugno 2011
Fra "Greven" til Ibsen
Italienske Giuliano d'Amico (30) fikk ørene opp for det norske språket takket være Black Metal. Nå har han tatt doktorgrad i hvordan italienerne gjorde Ibsens teater om til lette komedier.
Dagbladet, torsdag 23. juni 2011
Tekst: Rakel Benon
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Dagbladet, torsdag 23. juni 2011
Tekst: Rakel Benon
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15 giugno 2011
IIC OSLO - QUANDO MAZZINI SUONAVA LA CHITARRA …

Concerto a cura del Maestro Marco Battaglia
In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia
Tra le numerose iniziative promosse dall’Istituto Italiano di Cultura di Oslo per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si terrà mercoledì 8 giugno 2011, presso la suggestiva chiesa medievale Gamle Aker Kirke di Oslo, un concerto per chitarra classica a cura del Maestro Marco Battaglia. L’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Ufficio ICE di Oslo.
Marco Battaglia, chitarrista specializzato nel repertorio dell’Ottocento classico e romantico, si esibirà suonando una chitarra del 1811 appartenuta al patriota italiano Giuseppe Mazzini, ed ora di sua proprietà. Il programma musicale prevede l’esecuzione di alcuni brani di illustri chitarristi ed operisti del XIX secolo, citati nell’Epistolario e nel saggio Filosofia della musica (1836) di Giuseppe Mazzini. Non è noto a molti infatti che Mazzini, una delle maggiori personalità del Risorgimento italiano, fosse appassionato cultore della musica e della chitarra. Testimonianze eloquenti in tal senso sono le numerose lettere che scrisse alla madre dai suoi esilii in Svizzera e a Londra chiedendo spartiti musicali.
Il concertò si aprirà con la musica dell’illustre compositore italiano Niccolò Paganini (1782-1840); a seguire saranno proposti alcuni brani di Mauro Giuliani(1781-1829), Giulio Regondi (1822-1872), Johann Kaspar Mertz (1806-1856) e Luigi Rinaldo Legnani (1790-1877).
Marco Battaglia, formatosi all’Accademia Internazionale della Musica di Milano e diplomatosi in Conservatorio, svolge dal 1994 un’intensa attività come concertista e conferenziere. Si è esibito in numerosi concerti e masterclass presso prestigiose istituzioni all’estero ed importanti sedi, rassegne e festival in Italia. Dal 2008 fonda e cura la direzione artistica dell’800MusicaFestival e dell’omonimo Ensemble.
09 aprile 2011
Italieneren som falt for Oslo
Italieneren Massimo Perilli forlot hjembyen Roma til fordel for Oslo, og har ikke sett seg tilbake. Finn ut hvorfor han flyttet hit og hvilken bok han tok med seg i bagasjen!
NRK, 9.4.2011
- Det tør jeg ikke si, men, ja, kanskje det? sier italieneren Massimo Perilli når jeg spør om han kjenner Oslo bedre enn de fleste nordmenn som bor i hovedstaden.
Han er med i denne ukens episode av vår nettserie om innvandrere og bøker, «Bok i bagasjen».
Nysgjerrig på Norge
Italieneren kan være beskjeden, men i mange år har han faktisk jobbet som guide i Oslo, og kjenner byen ut og inn. NRK.no møtte han i Frognerparken. Stedet for intervjuet valgte han selv.
– Det er så flott her, spesielt på en solfylt dag som denne. Da jeg var student i Norge i 1996, var dette et av de første stedene jeg kom til. Det var deilig med fontener, fugler som sang og ikke så mye trafikkstøy.
Til forskjell fra mange førstegenerasjonsinnvandrere, begynte Perillis interesse for Norge lenge før han flyttet hit.
I Roma jobbet han med skandinaviske turister og studerte nordisk litteratur på universitetet.
– Jeg studerte norsk fordi jeg var nysgjerrig. Mange gjør det fordi de har norsk kjæreste, men det var ikke tilfellet for meg. Det var ren nysgjerrighet.
Favorittforfatter fra Norge hadde han også allerede på den tiden:
– Inger Hagerup! Jeg leste tilfeldigvis et av hennes dikt, og likte det så godt at jeg begynte å lese mer. Jeg endte opp med å skrive hovedfagsoppgave om henne, forteller Massimo.
Tre generasjoner kvinner
Da Massimo skulle flytte til Norge, var det imidlertid en bok skrevet av en italiensk forfatter han tok med seg i bagasjen: Susanna Tamaros Va' dove ti porta il cuore.
Gå dit hvor hjertet fører deg, som romanen heter på norsk, er en av de siste tiårenes største bestselgere i Italia. Boken er oversatt til over 20 språk og solgt i mange millioner eksemplarer.
I boken gjør bestemor Olga regnskap med sitt liv, og skriver brev til datterdatteren sin, som har dratt til USA for å finne seg selv. Datterdatteren vokste opp hos henne etter at moren, Olgas datter, døde i en bilulykke.
– Forholdet mellom bestemoren og barnebarnet er det som gjør boken spesiell for meg. Det vekker mange gode minner, fordi min bestefar også pleide å fortelle familiehistorier til meg da jeg var yngre, forteller Massimo.
Det var imidlertid en annen person som introduserte italieneren for Tamaros roman.
– Jeg fikk den i gave av min eks-kjæreste. Hun skrev en liten hilsen til meg på en lapp som jeg har klistret på innsiden av omslaget. Når jeg leser boka, tenker jeg ikke bare på henne, men også på venner, familie og gode tider i Italia.
- Får bare lyst til å komme tilbake
Selv om han ofte savner sin hjemby, innrømmerer Massimo at han har blitt vant til livet i Norge.
– Tanken om å reise tilbake til Italia har slått meg mange ganger, men jeg tror ikke jeg ville klart det. Hver gang jeg drar dit på ferie, får jeg bare lyst til å komme tilbake! sier han lattermild.
Hvis du måtte velge én bok fra Norge som du skulle ta med deg hjem til Italia, hvilken bok ville det vært?
– Sult av Knut Hamsun, fordi der står det at Kristiania er en by som ingen forlater «før han har faaet Mærker af den», svarer Massimo uten å nøle.
NRK, 9.4.2011
- Det tør jeg ikke si, men, ja, kanskje det? sier italieneren Massimo Perilli når jeg spør om han kjenner Oslo bedre enn de fleste nordmenn som bor i hovedstaden.
Han er med i denne ukens episode av vår nettserie om innvandrere og bøker, «Bok i bagasjen».
Nysgjerrig på Norge
Italieneren kan være beskjeden, men i mange år har han faktisk jobbet som guide i Oslo, og kjenner byen ut og inn. NRK.no møtte han i Frognerparken. Stedet for intervjuet valgte han selv.
– Det er så flott her, spesielt på en solfylt dag som denne. Da jeg var student i Norge i 1996, var dette et av de første stedene jeg kom til. Det var deilig med fontener, fugler som sang og ikke så mye trafikkstøy.
Til forskjell fra mange førstegenerasjonsinnvandrere, begynte Perillis interesse for Norge lenge før han flyttet hit.
I Roma jobbet han med skandinaviske turister og studerte nordisk litteratur på universitetet.
– Jeg studerte norsk fordi jeg var nysgjerrig. Mange gjør det fordi de har norsk kjæreste, men det var ikke tilfellet for meg. Det var ren nysgjerrighet.
Favorittforfatter fra Norge hadde han også allerede på den tiden:
– Inger Hagerup! Jeg leste tilfeldigvis et av hennes dikt, og likte det så godt at jeg begynte å lese mer. Jeg endte opp med å skrive hovedfagsoppgave om henne, forteller Massimo.
Tre generasjoner kvinner
Da Massimo skulle flytte til Norge, var det imidlertid en bok skrevet av en italiensk forfatter han tok med seg i bagasjen: Susanna Tamaros Va' dove ti porta il cuore.
Gå dit hvor hjertet fører deg, som romanen heter på norsk, er en av de siste tiårenes største bestselgere i Italia. Boken er oversatt til over 20 språk og solgt i mange millioner eksemplarer.
I boken gjør bestemor Olga regnskap med sitt liv, og skriver brev til datterdatteren sin, som har dratt til USA for å finne seg selv. Datterdatteren vokste opp hos henne etter at moren, Olgas datter, døde i en bilulykke.
– Forholdet mellom bestemoren og barnebarnet er det som gjør boken spesiell for meg. Det vekker mange gode minner, fordi min bestefar også pleide å fortelle familiehistorier til meg da jeg var yngre, forteller Massimo.
Det var imidlertid en annen person som introduserte italieneren for Tamaros roman.
– Jeg fikk den i gave av min eks-kjæreste. Hun skrev en liten hilsen til meg på en lapp som jeg har klistret på innsiden av omslaget. Når jeg leser boka, tenker jeg ikke bare på henne, men også på venner, familie og gode tider i Italia.
- Får bare lyst til å komme tilbake
Selv om han ofte savner sin hjemby, innrømmerer Massimo at han har blitt vant til livet i Norge.
– Tanken om å reise tilbake til Italia har slått meg mange ganger, men jeg tror ikke jeg ville klart det. Hver gang jeg drar dit på ferie, får jeg bare lyst til å komme tilbake! sier han lattermild.
Hvis du måtte velge én bok fra Norge som du skulle ta med deg hjem til Italia, hvilken bok ville det vært?
– Sult av Knut Hamsun, fordi der står det at Kristiania er en by som ingen forlater «før han har faaet Mærker af den», svarer Massimo uten å nøle.
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28 febbraio 2011
Luigi di Ruscio, tanti poeti dentro uno solo

IL RICORDO. Mercoledì 23 febbraio si è spenta una delle voci più potenti e originali del panorama letterario italiano. Più di 50 anni trascorsi nell’estremo Nord Europa.
Articolo di Mauro Francesco Minervino
Luigi di Ruscio is dead. The 23 of february 2011 at 4:00 AM. Un’email aperta troppo tardi. Partita dallo stesso indirizzo di posta elettronica che era di Luigi, da vivo. L’ho letta che era pomeriggio. È firmata dal figlio, Adrian. Nient’altro. Cosa c’entrava con la letteratura italiana un operaio? Uno che lavorava in una fabbrica di chiodi, a Oslo, in Norvegia? Luigi Di Ruscio, classe 1930, era un poeta italiano. Una voce vera, potente e originale come poche altre. Poeta autodidatta nell’Italia del dopoguerra, muratore disoccupato e militante di base nel Pci di Palmiro Togliatti, poi emigrante in Norvegia.
Di Ruscio è stato molti uomini insieme. Molti poeti dentro uno. Lo hanno chiamato poeta operaio. Definizione senza dubbio riduttiva. Ha vissuto, ha scritto ed è morto altrove, lontano. Più di 50 anni trascorsi nell’estremo Nord d’Europa. È vissuto in Norvegia dal 1957, quasi ininterrottamente, fino al giorno che è morto. C’era arrivato da Fermo, città delle Marche dove era nato. La scelta di emigrare dopo i primi stenti, le frustrazioni e le lotte sociali del dopoguerra. La civile e fredda Scandinavia, meglio dell’angustia bigotta e disperata di certa provincia italiana anni ‘50.
Viveva a Oslo. Una moglie, una famiglia e una vita in quel paese. Di Ruscio principia tutto sfondando confini, frequentando gli antipodi. «Io amo la Norvegia e anche mia moglie nordica, in Italia non avevo mai capito bene che vivevo in un pianeta, tanto ero immerso nel mio specifico», aveva scritto. In Norvegia Di Ruscio era rimasto per conquistarsi una soglia di vita minima, uno status umano definitivo. Sposa Mary Sandberg. Hanno quattro figli e vivono in una piccola casa popolare. La sua vita non sarà mai quella del poeta o del letterato. È quella anonima del lavoratore salariato, del metalmeccanico nella grande fabbrica metallurgica.
Già le sue prime poesie dicono di una fatica senza rimedio, di un mondo operaio segregato e dolente. La condizione marginale invece che affievolirlo col tempo ha acuminato il suo sguardo. Libri, vita di fabbrica e passione politica, tutt’uno con lo spirito sovversivo e fluviale. La sua lingua quotidiana era per forza di cose il norvegese. Ma la sua poesia e la sua lingua ciancicata e fantasiosa rifluivano ampie da una mescola di italiano ultracolto e sgrammaticato, impastato alle fonte mai inaridita del dialetto di casa. Le sue Marche e l’Italia del dopoguerra restavano coinvolte in ogni parola, indimenticate. A lui si deve una lingua d’invenzione, un bolo continuamente rianimato e rimasticato a memoria, nel vantaggio dialettico e straniato della distanza.
Parole di una poesia dura e vera, ironica e sacrale, da grande eresiarca medievale. L’italiano lo riservava alla poesia, prodotta a ondate inarrestabili nell’arco di decenni, nelle ore rubate al sonno e dopo la fatica del lavoro. Un lavoro di fatica che stritolava muscoli e nervi. Nervi che dopo restavano scoperti di rabbia, medicati di poesia. Sfruttamento che però Di Ruscio non ha mai isterilito nell’odio.
Nella sua poesia c’è spazio per l’epica del lavoro (l’alienazione primitiva di una fabbrica di chiodi), un sentimento religioso kantiano e mangiapreti, un’antica e robusta fame di giustizia che si manifesta in invettiva rauca e copiosa. Di Ruscio è stato il poeta ruzzante di un corpo mai separato dall’anima e della quotidianità. La sua ostinazione etico-politica, il suo comunismo poetico, unito alla sua olimpica trascuratezza per le strategie letterarie, hanno fatto il resto.
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